Cirielli a Salvini: “Via da carceri italiane detenuti a rischio radicalizzazione islamica” – VIDEO

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“Basta vitto e alloggio gratis per i detenuti stranieri. Al ministro dell’Interno Matteo Salvini chiediamo di stipulare nel più breve tempo possibile accordi con i Paesi stranieri per spedire i detenuti immigrati nelle prigioni degli Stati di provenienza. Partendo dai detenuti classificati come islamici a rischio radicalizzazione”. Lo afferma in una nota Edmondo Cirielli, Questore della Camera dei Deputati e presidente della direzione nazionale di Fratelli di Italia, commentando l’ennesimo episodio di aggressione avvenuto nel carcere di Reggio Emilia dove un detenuto marocchino, classificato tra gli islamici a rischio radicalizzazione, ha tentato di strangolare il comandante della polizia penitenziaria.
“Nell’esprimere solidarietà al comandante della polizia penitenziaria di Reggio Emilia e a tutti gli agenti che continuano, nonostante le difficoltà, a svolgere il proprio dovere garantendo il rispetto della legge in carcere, auspico dal nuovo ministro della Giustizia Alfonso Bonafede un cambio di linea rispetto al Pd nella politica carceraria. Partendo dalla cancellazione della vigilanza dinamica, il cosiddetto regime delle celle aperte, fortemente voluta dall’ex ministro Andrea Orlando: un provvedimento che mette seriamente a rischio la sicurezza degli agenti” conclude Cirielli.
Conseguenza della presenza di stranieri in Italia è l’incidenza del degenerativo fenomeno delinquenziale. Non sorprende quindi che “In Italia degli oltre 58mila detenuti, gli stranieri sono quasi 20mila: il 35% del totale ma in alcuni penitenziari del nord si arriva all’80”. Di questi circa 12mila sono di religione musulmana i cui riti sono seguiti da circa 5mila detenuti”(Video congresso Sappe).  Risultano essere oltre 500 persone monitorate per radicalismo e proselitismo islamico: di questi almeno per 150 esiste un ‘alto rischio’ di radicalizzazione. “Vi sono dei segnali che gli agenti hanno imparato a riconoscere e ad interpretare” spiega Martinelli (Sappe): “Se un detenuto diventa un integralista che prega cinque volte al giorno tanto da farsi venire in fronte il ‘callo della preghiera’ perché picchia per terra a dimostrazione della conversione a questa forma di fondamentalismo, che non vuole essere toccato da coloro che definisce ‘impuri’, ci accorgiamo che il percorso è avviato”. 
Gestire questa emergenza costa, probabilmente, un’enormità allo Stato in termini di spesa sociale (Forze dell’ordine impegnate, attività giudiziaria, gestione in carcere, spesa sanitaria ed assistenziale, rimpatri forzati in aereo, ecc…) oltre che di sentimento – diffuso – di insicurezza

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